Sulla strada del tartufo - Marche - Itinerari
Il nostro viaggio all’interno dello splendido entroterra marchigiano prende spunto questa volta dalla città di Acqualagna, centro che si è sviluppato, grazie alla sua ottima posizione sulla via Flaminia, dal vecchio borgo del Castello di Montefalcone, di cui restano soltanto i ruderi, così da meritare la denominazione di Castellaccia. Acqualagna ha saputo abbinare il suo nome a quello di un prodotto prelibatissimo: il tartufo, il pregiatissimo bianco in onore del quale si organizzano qui mercati e fiere di livello nazionale. Il nostro itinerario comincia dunque sulla scia del profumo gustoso che il tartufo, soprattutto in autunno, lascia tra tavole imbandite e strade a festa: tra un piatto ed un acquisto, ricordiamo le interessanti opere e gli affreschi che possiamo ammirare nella Chiesa di S. Lucia e nella Biblioteca comunale. Ma è soprattutto nei dintorni di questo borgo che ci aspettano innumerevoli meraviglie: fermatevi a far visita alla spettacolare Gola del Furlo, con le sue ripide pareti calcaree che fanno da sfondo all’affascinante volo delle aquile. La via Flaminia conserva anche un altro gioiello da farvi ammirare: si tratta della Galleria maggiore, che fu costruita per volontà dell’imperatore Vespasiano. Poco lontano dal Furlo troverete la splendida Abbazia benedettina di S. Vincenzo, che esercitò anche un potente dominio feudale. L’impianto della chiesa è romanico, ma è possibile ravvisarvi qualche accenno gotico. Il presbiterio è fortemente rialzato e l’altare è un’ara pagana sulla quale sono stati scolpiti posteriormente simboli cristiani. È possibile anche accedere all’affascinante cripta sottostante. Ancora nelle vicinanze ecco vari ruderi di castelli, il Santuario di Pelingo e, già in direzione di Piobbico, la chiesetta di Santa Maria del Petriccio. Siamo alla confluenza del Biscubio e del Candigliano e respiriamo l’aria montana del Nerone e del Montiego. La natura selvaggia fa da ottimo sfondo alle meraviglie architettoniche raccolte in questa verdissima zona, il cui fascino è preannunciato dal Castello di Naro. Giunti a Piobbico non potrete non notare il medievale Castello - Palazzo Brancaleoni, al cui casato la storia di questo centro è stata legata per ben sette secoli: si sviluppa al di sopra del borghetto di pietra. Al suo interno, nell’area nobile, potrete ammirare i due gruppi plastici della Deposizione e della Natività, gli affreschi di Felice da Gubbio e dell’Episcopio, i meravigliosi soffitti, specie nelle parti raffiguranti i Brancaleoni nei momenti familiari e di svago. Singolare è l’orologio, che si trova in alto sull’entrata sia all’interno che all’esterno della parete: dentro, il movimento delle lancette è antiorario. Visibile da questo maniero è anche quello dei principali nemici dei Brancaleoni, il Castello dei Pecorari, sulla via che da Piobbico giunge ad Urbania. Ancora prima del castello Brancaleoni incontreremo il Santuario di S. Maria in Val d’Abisso, che contiene una pala di Raffaellino del Colle, raffigurante l’Assunzione. Un’altra bellissima pala d’altare si trova nella Chiesa di S. Stefano e raffigura “Il riposo durante la fuga in Egitto” di Federico Barocci. Il borghetto è delimitato da due porte: quella Turrita del Casalino e quella Cupa, al cui fianco si trova la chiesa di S. Pietro. Piobbico è nota per la simpatica elezione del Presidente Nazionale dei Brutti. Ma da non perdere sono anche la mostra mercato dei funghi, la seconda domenica di ottobre e la Processione delle Rocche, l’8 settembre. E’ da qui e da Apecchio che partono le splendide escursioni naturalistiche sul monte Nerone. Passati ad Apecchio, notiamo che la città si protrae fino a Serravalle: è un luogo di calma alle falde del Nerone, uno dei più estesi tra questi comuni. Sono stati fatti in questa zona molti ritrovamenti archeologici che risalgono al periodo etrusco. La storia più recente vede questa cittadina legata al casato degli Ubaldini, in particolar modo a Bernardino, che all’inizio del XV secolo diverrà il capitano di ventura più conosciuto del suo tempo e che sposò la figlia di Guidantonio da Montefeltro. Il figlio Ottaviano nel 1477 commissionò a Giorgio Martini la costruzione del Palazzo Comitale, che fu completato soltanto nel 1578. È nei sotterranei di questo palazzo che si trova il Museo dei Fossili più importante dell’Italia centrale, ricco di oltre 2.500 esemplari. Sempre nel XIV secolo fu innalzata la Chiesa della Madonna della Vita, che conserva l’omonimo dipinto di Giorgio Picchi. Da visitare sono anche la Chiesa di S. Lucia, voluta dal conte Giovan Battista Ubaldini nel suo testamento e quella, piccolina, di S. Caterina d’Alessandria, del XIV secolo, nella cui parte sotterranea è ubicata la chiesina ipogea, intimo luogo di culto. In passato il borgo era circondato da una possente fortificazione, con 8 torri dotate di camminamenti. In fondo all’attuale Borgo Mazzini, sede di numerose botteghe, si trova il ponte a schiena d’asino, così denominato per la forma a sesto acuto, dei primi anni del XV secolo. Dal Quattrocento fino al 1631 Apecchio fu anche sede di un quartiere ebraico, presso l’odierna via Gramsci, separato dalle altre dimore tramite un angusto vicoletto, ma solo fino all’annessione alla Stato Pontificio, quando gli ebrei vennero isolati del tutto e gli Ubaldini videro cadere i loro privilegi. Tornando ai nostri giorni: per chi cerca ospitalità, storia e tradizioni, prelibatezze gastronomiche e natura incontaminata, sport all’aria aperta ed un bellissimo ricordo in più, in queste terre un poco nascoste nel cuore delle Marche la soddisfazione è garantita!
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